Coloro che conoscono la terra siciliana sicuramente hanno bene impressa la sensazione di essere avvolti dai profumi degli agrumi. E se ad avvolgere una persona non fosse solo il profumo delle arance, ma l’agrume stesso… o meglio, ciò che normalmente rimane dell’agrume e che viene considerato uno scarto, come per esempio la sua buccia? La risposta a questa strana domanda esiste, perché dal sottoprodotto di lavorazione degli agrumi, è possibile produrre un filato con cui realizzare tessuti innovativi e sostenibili per abiti vitaminici che, grazie alle nanotecnologie, rilasciano sulla pelle i loro principi attivi.

A porsi questa domanda e a darsi una risposta è stata Adriana Santanocito, nel 2011, mentre completava i suoi studi a Milano, all’Istituto Afol Moda, specializzandosi sui temi del tessile e in particolare sui materiali innovativi. Ragionando ha capito che la risposta a questa domanda era anche la possibile soluzione ad un problema che in Sicilia, la sua terra di origine, è molto sentito: lo smaltimento degli scarti dell’industria agrumicola, che in Italia ammontano ad oltre 700 mila tonnellate all’anno.

Ne parla alla sua amica e coinquilina, Enrica Arena, anche lei siciliana, e decidono di portare avanti l’idea di Orange Fiber: utilizzare gli scarti delle arance per creare tessuti sostenibili e vitaminici per l’industria della moda. Il connubio tra le due donne siciliane è perfetto: Adriana, fashion product manager, si occupa del design e segue la ricerca, mentre Enrica, esperta di comunicazione e cooperazione internazionale, opera nell’area marketing, comunicazione e responsabilità di impresa.

Si parte, nel 2012, con uno studio di fattibilità, condotto con il Politecnico di Milano, con il quale si sviluppa il brevetto, che viene depositato in Italia ed esteso a PCT internazionale. Al contempo cominciano a partecipare a vari premi, ottenendo un riscontro eccezionale: dal Working Capital di Catania ad Alimenta2Talent, dal Premio Gaetano Marzotto, fino al New York Stock Exchange ed al Changemakers for Expo 2015.

A febbraio 2014 viene costituita Orange Fiber, con due sedi, una Catania e l’altra in Trentino, ed a finanziare il progetto ci sono due Business Angel, un avvocato e TrentinoSviluppo.

Una importante tappa della loro vita imprenditoriale è sicuramente collocabile nel settembre del 2014, quando le due giovani donne siciliana presentano il prototipo dell’innovativo tessuto sostenibile, ricavato dalle arance di Sicilia, all’Expo Gate di Milano.

Anche il 2015 è stato un anno pieno di riconoscimenti, uno tra tutti la vittoria alla startup competition promossa dall’Unece (United Nations Economic Commission for Europe), svoltasi a Ginevra e nel Palazzo della Nazioni Unite, tanto da entrare nella “Top 100” della migliori ‎startup dell’anno stilata e presentata il 14 dicembre 2015 da StartupItalia! in occasione dell’Open Summit. Nel frattempo le due giovani imprenditrici siciliane continuano a produrre nuovi prototipi di tessuto semindustriale ed a confrontarsi con trasformatori di agrumi siciliani ed aziende di filatura sia italiane che spagnole, con il determinato intento di avere a tutti gli effetti il loro prodotto sul mercato entro il 2016.

Per coloro che volessero avere maggiori informazioni consigliamo di visitare il loro “colorato” sito web: www.orangefiber.it .